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Carlo
Duravia
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Racconti di viaggio
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Anzitutto è stata un po’ una faticaccia.
Forse è più bello pensarlo un viaggio da quelle parti che
non farlo veramente. Tutto quel tran tran del treno stanca e a
dire il vero non ci sono tanti comforts. Questo anche perché i
treni da quelle parti sono un
po’ obsoleti. Il primo impatto l’ho avuto subito
dopo essere arrivato a Mosca (ero partito da Trieste in
aereo). Sono salito sul treno di sera e ci siamo fermati dopo
un giorno e due notti. I servizi venivano chiusi mezza ora prima delle fermate e venivano aperti
mezz’ ora dopo la partenza, poi quando si poteva finalmente
andare ai servizi, mancava carta igienica.
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| Ogni tanto il treno si fermava (presso le
varie stazioni) e rimaneva fermo per 8/10 minuti (20 sulle
città grandi). Le donne e la gente russa passavano allora in
fretta per vendere i loro magri prodotti dei campi: cetrioli,
pomodori, ortaggi in genere e frutti. Poi vendevano anche
qualcosa di cucinato soprattutto pesce secco. |
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| Dopo due notti ed un giorno siamo arrivati
sui monti Urali presso una grande città chiamata Ekaterinburg.
I monti Urali però non li ho visti perché siamo passati su
un grande vallo dove le montagne sono appena pronunciate. Da
questa zona, un po’ più a nord, proviene un bambino
adottato dal fratello della moglie di mio nipote.
Questa grande città Ekaterimburg, dista da
Mosca quasi 2 mila km e ci
siamo fermati due giorni ed una notte. Abbiamo visitato il
posto dove hanno uccisi lo Zar con la sua famiglia.
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| C’era una grande chiesa e la gente
continuava a portare fiori e così Brezniev l’ha
fatta demolire. Ora c’è una piccola chiesetta di legno, ma
la gente continua ancora a portare fiori. Affianco a questa
chiesetta però stanno lavorando per costruire di nuovo una
grande chiesa in muratura.
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| Al mattino seguente, in una corriera
apposita, ci spostiamo verso ovest. Dopo circa 30 km,
attorniato da piante boschive e pascoli, quindi nella pace,
troviamo un bellissimo manufatto. Ci sono scritti migliaia e
migliaia di nomi. Sono le vittime della guerra in Afganistan.
Camminando per questi cippi, arrivo al centro. Trovo una cosa
davvero interessante: un obelisco con quattro facciate e su
ogni facciata un simbolo religioso; la croce dei cattolici, la
stella di David, la croce degli ortodossi e la falce di luna
dei mussulmani. Mi commuovo e penso: almeno qua hanno trovato
l’unità, la concordia e la pace. Ma riprendiamo la strada,
in pullman. Sempre verso ovest, verso gli Urali. |
| Dopo circa
altri 10 km, arriviamo al cippo che segna il confine tra
Europa ed Asia. Mi diverto a farmi fotografare con un piede in
Europa ed uno in Asia. Siamo vicini alla città di Pervouralsk. |
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| Sempre verso ovest, in lontananza, in basso si scopre una
grande città. Potrebbe essere Perm. Visitiamo anche un
piccolo villaggio siberiano che si chiama Riesciody.
Sulla sera dello stesso giorno ci imbarchiamo sul treno
con destinazione Novosibirsk. |
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| Stiamo attraversando la grande
pianura della Siberia centrale, dal fiume Tobol fino al grande
fiume Ob, circa 1500 km.
Attraversiamo grandi città come Tuumen e Omsk e
villaggi pittoreschi, con case tutte in legno (le famose
isbe). Sono proprio graziose queste case! Costruite sul bel
verde smeraldo nelle radure dei boschi. Sono fatte con gusto,
piene di decorazioni e di fiori. Però… tutte sono coperte
di eternit, vale a dire di amianto, da noi classificato
cancerogeno. |
| Ogni tanto
il treno si ferma per far salire o scendere qualcuno. Mai
comunque più di 15/20 minuti. Per scendere ci vuole il
permesso della “kapò” (che c’è in ogni vagone).
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| Arriviamo alla terza città della Russia, appunto
Novosibirsk. Questa ci appare subito come una
nuova moderna e grande città e come tutte le altre
anche questa ha una via principale intitolata a Lenin.
Per prima visitiamo la cattedrale della Santa
Resuressione. Questa cattedrale, la prima e mi pare anche
l’unica, tra quelle che abbiamo visto, è sempre stata
aperta. Neanche Stalin è riuscito a chiuderla.
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| Poi visitiamo la minuscola cappella di San
Nicola,
fatta costruire dagli Zar ed era il centro geografico di tutta
la Russia. Assistiamo a tutto un andirivieni di spose vestite
di bianco. |
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| Perché c’è una tradizione: le spose che
visitano questa cappella avranno fortuna nella vita. (Nella
realtà poi, secondo le statistiche, il 50% dei matrimoni
falliscono, così racconta la direttrice del palazzo dei
matrimoni). Poco più in
la c’è il bel palazzo dei matrimoni. Come ospiti di
riguardo, siamo accolti dal responsabile principale, la quale,
tra l’altro, ci fa assistere ad una celebrazione: entrano
gli sposi, seguono i testimoni e poi gli invitati che si
dispongono a circolo a ridosso delle pareti della grande sala
rotonda. Una vecchia pianola suona le note dell’Ave Maria di
Schubert. E’ sensazione di festa grande.
Poi la celebrante, con la fascia a tracolla, si
rivolge agli sposi e dopo un breve dialogo, che per via della
lingua non capisco, ma intuisco, lo sposo prima e la sposa
dopo, infilano un anello nell’anulare della mano
dell’altro. Però sulla mano destra e non come noi nella
sinistra. La cerimonia,
compreso tutto, dura circa un quarto d’ora. |
| Nella stessa giornata visitiamo anche il teatro della
città. Dicono che sia il più grande del mondo. E’
impressionante vedere il palcoscenico. Abbiamo assistito anche
alle prove dei
ballerini. Stavano provando il balletto
Petruska di Stravinskij.
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| Notte in albergo. Il
giorno seguente, sempre in pullman apposito, andiamo a
pranzare in un ristorante a Krasniskok. E’ una ricostruzione
di un’isba dei contadini della Siberia. Ci sono tutti gli
utensili che adoperavano i contadini. Tutto è bellissimo e
pieno di nostalgia. In
seguito visitiamo la chiesa di Alessandro Neva, tutta rossa.
E’ il primo edificio costruito con i mattoni ed è stato
costruito nel 1893. Terzo
giorno, pic nic nella prateria ai piedi della taiga.
L’agenzia l’ha fatto fare la settimana scorsa anche
all’ambasciatore dell’Usbechistàn il quale è rimasto
contentissimo. Partiamo in pullman in direzione nord, verso la
taiga. |
| Sul nastro di asfalto, andiamo. Tra i boschi, sotto gli
alberi c’è un grande cimitero con tombe di terra curate e
con fiori. Forse è qui la pace della Siberia che a volte si
sogna! |
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| Ma andiamo. Arriviamo appunto ai confini dove inizia la
taiga. (la taiga vera si estende di circa 1500 km da sud a
nord e 5000 km da ovest verso est ed è fatta di piante
conifere soprattutto tante betulle e tanti pini ed abeti). |
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C’è una radura, quindi un prato verde con l’erba alta. Le
tre graziose signorine ed interpreti stendono le coperte
sull’erba e poi tirano fuori ogni ben di Dio dal cestello. |
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Ma…due giorni prima era piovuto tanto ed ora, inaspettati
c’era una enorme quantità di insetti e di animali molesti:
moscerini, zanzare, zecche… ed in alto corvi ed altri
uccellacci. Le signorine, con prudenza, avevano portato
unguenti e spray per difendersi. Da prima ho pensato di essere
più forte io degli insetti. Poi invece ho dovuto ungermi e
spruzzarmi dappertutto. Ma pungevano e pungevano ed i loro
pungiglioni passavano anche attraverso i pantaloni. Inoltre
non mi ero spruzzato la testa, là dove ci sono i capelli. In
un batter d’occhio in testa mi è sembrato di avere più
insetti che capelli. Non sapevo come fare a difendermi ma…
ho resistito ed ero contento di provare nella realtà quello
che immaginavo della steppa e della taiga russa. I miei
colleghi invece sono scappati quasi tutti. Ma andare dove? |
| In
corriera naturalmente! Ma la corriera si era impantanata una
ruota fino al semiasse. Si è dovuto chiamare un grosso camion
militare per tirarla fuori. Ma dopo due tentativi si è rotta
la grossa corda di acciaio. |
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| Mi avvicino allora e do dei consigli di come
mettersi per tirarsi fuori, Stranamente mi ascoltano, anche
quando indico il posto dove passare per tirarsi fuori da quel
pantano. Per me è stata una bella avventura. Mi sono
divertito. Gli altri un po’ meno. Appena in corriera, sull’asfalto,
qualcuno racconta: una volta quando si condannava qualcuno lo
portavano nella taiga e lo legavano ad un albero. Invaso da
tutti gli animali molesti il poveraccio poteva vivere al
massimo un paio d’ore. |
| Di ritorno visitiamo il villaggio siberiano
di Kalibak con un bellissimo monastero di monache ortodosse.
Alla sera invece assistiamo ad un concerto di canti religiosi. |
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| Il
giorno seguente, sempre in pullman apposito, visitiamo la
città della scienza Accademgordok o più comunemente detta la
città della scienza. Al
laboratorio dei minerali possiamo ammirare tanti varietà di
elementi. Scopro la mica la quale (dicono che) basta un solo
micron per isolare un milione di volt di corrente elettrica.
Provo ad alzare un meteorite ed, unico del gruppo, ci riesco
(anche per chi riesce ad alzare questo metallo c’è una
leggenda). Il direttore del laboratorio ci dice che quella
meteorite è caduta sulla terra 4,5 miliardi di anni fa. (mi
sembrano troppi, forse vorrà dire milioni).
La direttrice poi, con orgoglio, ci mostra un plastico.
Delle luci lampeggianti indicano i vari giacimenti sparsi in
tutta la enorme Siberia, dalla Kamchatka fino agli Urali ed
anche più in là, e dai confini a Sud fino al mare glaciale
Artico. Ci sono
giacimenti petroliferi e miniere di carbone e di stagno. Ci
sono gli smeraldi degli Urali ed ancora molti altri giacimenti
di tanti e vari elementi. Non compare però l’uranio. Ad una
mia domanda su questo elemento la direttrice rimane sorpresa e
molto titubante, quasi con paura risponde che non ci sono
riserve di uranio in Russia. Evidentemente questa direttrice,
come altri, risente del periodo passato sotto l’Urss e sotto
il KGB. Bisogna infatti
sapere che ai tempi della guerra fredda, in questo posto
vivevano i migliori scienziati della Russia (compreso
l’italiano Pontecorvo?) e vivevano come in una prigione
dorata: avevano tutto quello che desideravano, ma non potevano
uscire da questa cittadina.Sul
vespro facciamo un giro in battello sul grande fiume Ob. E’
una cosa stupenda, la
bellezza e l’imponenza di questo fiume, nella mia mente, fa
passare in secondo piano il Tevere, il Tamigi e la Senna. La
guida ci racconta che il bacino di questo fiume, compreso gli
affluenti, è grande qualcosa come 6 milioni di kmq. Qualcosa
come il territorio di Francia, Belgio, Olanda e Svizzera messi
insieme. Alla sera cena
in un ristorante usbeko e poi… di nuovo sul treno.
Ora lasciamo Novosibirsk alla volta di Krasnojarsk. Il
tratto è meno lungo degli altri, ma non ci sono più le
grandi pianure di prima. Comunque sempre boschi e taiga. Di
tanto in tanto scopriamo dei grossi villaggi dove ci sono
fabbriche abbandonate, credo ancora non convertite dal
bellico. A Krasnojarsk
facciamo un giro in pullman per la città. Percorriamo grandi
viali (carrere direbbero in Colombia). Anzitutto via Lenin e
via Marx, che non mancano mai in nessuna città. Notiamo
subito un grande palazzo in costruzione, da finire. La guida
ci dice che quel palazzo doveva essere il palazzo della
scienza e avevano iniziato a costruirlo ai tempi dell’Urss,
poi sono mancati i fondi, e così è ancora là fermo.
Ma a dire il vero, questo cambiamento si nota un poco
dappertutto. Le città, le strade, le case sono tutte un po’
in degrado. Nei palazzi, all’esterno, le malte sono un po’
scrostate, ed all’interno i tubi nei bagni sono arrugginiti.
Ma torniamo alla nostra Krasnojarsk. Risalta agli occhi
subito una cosa: le persone qui
sono dei giganti. Certamente più grandi di noi
europei. Almeno la metà delle donne è alta come me o più
alta (175 cm.) Alcune devo guardarle in alto per vederle in
faccia, e sono anche formose. Ma nonostante la loro mole (o
forse proprio per questo) sono gente bellissima sia gli uomini
sia le donne. E’ anche gente semplice, buona, meno
sofisticata di noi, un po’ contadina, come del resto mi
sembra di essere anche io. In
questa città abbiamo visto il museo di storia popolare, il
monumento ai caduti di tutte le repressioni politiche, fontane
stupende con giochi di luci e colori, la diga ed il belvedere
sul grande fiume Jenisey. |
| Abbiamo fatto
anche un giro in
seggiovia sui monti Saiani, ed una bella passeggiata lungo il
fiume Jenisej. In questa città ci fermiamo un giorno
in più di quello stabilito dal programma ed andrà a scapito
della bella città di Irkustk. |
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| Ma ora partiamo, di nuovo in
treno. Ancora 1100 km in
treno e questa volta attraversiamo tutta la grande catena dei
monti Sajani. Arriviamo
ad Irkutsk di notte e l’indomani mattina dobbiamo partire
per il grande lago Bajkal. Peccato perché tra il nostro
gruppo ci sono due signore le cui origini sono di questa
città. Vorrebbero un po’ vedere se trovano le loro radici.
Comunque il mattino seguente prendiamo il pullman e
giriamo per la città. C’è il quartiere delle case vecchie
in legno ed i quartieri delle case moderne. Ci sono cose belle
da vedere, ma non si notano le grandi prigioni costruite dagli
Zar per i rivoluzionari ed i criminali e poi utilizzate anche
da Stalin insieme ai gulag. Noto
invece una grande e bella chiesa cattolica, costruita nel 1999
con affianco 14 cippi, sette per parte. In questi cippi ci
sono cestelli di terra, portati qua da 14 gulag dispersi in
tutta la grande Siberia. Ancora
su questa bella chiesa vedo scritto in alto, a caratteri
cubitali: VENI SANTE SPIRITU.
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| Ma dobbiamo partire verso il lago Bajkal. Ci separano
da esso circa 60 km. Adesso
sul lago è caldo, racconta la guida e la temperatura è di
circa 25 gradi, ma d’inverno il lago ghiaccia e lo spessore
del ghiaccio è di circa un
metro e mezzo. |
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| I camion passano ed attraversano il lago
sopra il ghiaccio. D’inverno la temperatura media nelle
città siberiane è di 25/30 gradi sotto zero. Tuttavia
Olessia, una ragazza del posto che “mastica” un
po’ di italiano essendo stata in Italia per motivi di
studio, ci ha raccontato di non aver mai patito tanto freddo
come a Venezia. Arrivati sul lago, mi aspettavo di vedere più
turismo, ma invece mi pare modesto. Questo lago, lungo circa
500 km, dicono sia la più grande riserva di acqua dolce del
mondo. |
| Ci sono più di 300 fiumi che scaricano acqua ed uno
solo che esce, l’Angora.Facciamo un giro in
barca.
Ci sono parecchie leggende su questo lago. Tra tutte
quelle sentite, ne racconto una che ha anche mezza verità. |
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| “ Il lago Bajkal, questo vecchio, aveva una figlia
che si chiamava Angarà. Lui era geloso di questa sua figlia e
non voleva separarsi da lei. Questa figlia però, ad un certo
momento si è innamorata. E si è innamorata del grande fiume
Enisej. E siccome lei è innamorata non può vivere senza di
lui. Allora è uscita dal lago e dopo aver percorso tanti km,
in mezzo ai monti, si getta nel grande fiume Enisej e così
percorrono la strada insieme fino al mare.
Il grande vecchio Bajkal allora, geloso e sconfitto, le
gettò dietro un grande masso perché non potesse più
ritornare indietro. E la guida ci ha fatto notare questo
Sciamano”(?). |
| Partiti
poi in aereo per Mosca, speravo di vedere dall’alto la
Siberia e gli Urali, purtroppo non ho potuto vedere niente di
tutto questo.Di Mosca
non occorre parlare essendo una città molto conosciuta. |
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Interessante invece un incontro fatto in metropolitana (la
più bella vista da me fino ad ora).Un signore, di Brescia mi pare o di Bergamo, da
parecchi anni vive a Krasnojarsk ed è il solo italiano
del circondario. Compra ferramenta e trattori e
macchine da rottamare e poi le spedisce in Italia per il
riciclo. In Italia ha due
figli oramai sposati. Aveva anche una moglie ed una figlia, ma
queste sono morte in un incidente
stradale. Allora lui è “fuggito” e si trova a vivere in
Siberia. E conclude: “La Siberia mi ha aiutato a
dimenticare”. |
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